Tuesday, August 7, 2012

marocco del nord: delizie per il palato


Tra le gustose e colorate verdure che vanno a comporre armoniosamente il couscous, la zucca può dirsi davvero la più azzeccata. Quell’arancio a fette disposte a raggiera, intervallate da zucchini, patate e carote, ben si sposa con il giallo tiepido della semola appena ‘ncocciata’. Il termine è di derivazione siciliana - l’isola nostrana ha sapientemente integrato la preparazione di questo piatto succulento, vantando il famoso ‘couscous alla trapanese’ – e indica la semola ridotta in grani con gesti ritmici e ripetuti.

 E io ho visto il delicato evolvere del processo che trasforma il cereale appena colto in grani di semola pronti per la cucina: ho visto le mani delle donne che ancora oggi con professionalità e passione tramutano la materia prima in  manicaretto da gustare. Sono le mani delle donne marocchine della Cooperativa femminile Messdakia, sita a Ouezzane, una delle tappe previste dall’itinerario Marocco del Nord dell’Agenzia Viaggi Solidali. Mentre loro setacciano, in cucina le couscoussiere - pentoloni metallici a due piani - sono già sul fuoco: in basso, verdura e carne esalano un vapore profumato di spezie che va a bollire i grani di semola, sistemati al piano alto in un’altra pentola traforata.

Più tardi, comodamente seduti su fresche stuoie artigianali, ci si ritrova tutti intorno all’enorme piatto di terracotta, intenti ad assaporare un gusto le cui origini si perdono nella notte dei tempi: furono infatti gli Imazighen, i popoli berberi delle montagne del Nord Africa, i primi a mescolare i cereali con l’acqua, dando vita al couscous, poi diffusosi in tutto il bacino del Mediterraneo.

Davanti a un piatto di terracotta con un coperchio a forma conica, si può invece attingere a un tajine, una sorta di stufato di carne abbinata solitamente alle verdure, ma curiosamente talvolta anche all’uvetta con le cipolle o alle prugne con le mandorle. La sera, niente male farsi deliziare il palato con la harira, una zuppa ricca e nutriente, che inonda col suo profumo le strade al tramonto soprattutto durante il Ramadan: servita con un mesemmen, una specie di sfoglia simile alla nostra piadina, oppure con i datteri.

E dulcis in fundo, difficile rinunciare ai dolcetti tipici arabi, accompagnati da quella che in Marocco è la bevanda per eccellenza: il dolce e profumato tè alla menta. Servito bollente, nei colorati bicchierini elegantemente decorati, rappresenta per i marocchini un vero e proprio rito, al quale sarebbe davvero un peccato sottrarsi. Meglio non trascurare l’opportunità di questo viaggio.

Tuesday, July 24, 2012

il marocco del nord: un tappeto di colori


Immaginiamo il paesaggio dinnanzi a noi come un tappeto variopinto che delicate mani sembrano non cessare mai di tessere, tanto quanto i nostri occhi non si stancherebbero mai di ammirare.
Immaginiamo il viaggio stesso come una riposante camminata su un morbido tappeto di colori. Questo è il Marocco del Nord. Gli stessi colori che rivestono gli innumerevoli tasselli dei mosaici marocchini – opere d’arte arabe per eccellenza – e che portano ciascuno un diverso significato.

Giallo deserto. Non soltanto il paesaggio arido delle dune, ma anche quello di certe spiagge dorate delle città bagnate dall’atlantico, riflettenti un sole acceso, ancora caldo e avvolgente sul calar della sera. Rabat, per esempio: il giusto connubio tra antico e moderno. Dal centro città, di stampo occidentale, dopo soli pochi minuti ci si addentra nell’intricata medina, vivace intruglio di sapori e odori, per poi sbucare quasi all’improvviso di fronte alla Casbah. Eccola, di pietra rossa – rosso sacrificio, quello di chi si battè per onor di patria – stagliata contro il cielo azzurro, imponente, salda in tutta la sua fierezza; nasconde al suo interno una docilità inaspettata, fatta del bianco accecante – bianco purezza, quella di certi luoghi ancora incontaminati – proprio dei muri delle case e dei viottoli che si inerpicano salendo per offrirci poi in cima il vero spettacolo, un’immensa distesa blu increspata di onde: l’oceano.

Blu nobiltà, non di sangue soltanto ma d’animo, come quello delle donne che con passione e costanza si dedicano alla produzione del couss couss, lo stesso che ci invitano a gustare dopo averci mostrato l’ancora tradizionale maniera di prepararlo. E insieme al couss couss, tutte le prelibatezze proprie della cucina marocchina diventano esplosioni di colori: le tinte vivaci delle verdure fresche appena raccolte e delle immancabili spezie profumate.

Colorato e divertente vuole essere anche il mio contributo, volto a rendere davvero partecipi della cultura locale: un Piccolo Corso di Lingua Araba, che intervalla a tratti il nostro cammino. Qualche elemento di base per potersi meglio districare nei dedali delle medine e interagire con gli abitanti del luogo che, lieti di un nostro avvicinamento, si mostrano felicemente riconoscenti.

Proseguendo, marrone montagna, quella alle cui pendici appare lucente e incomparabile Chefchaouen. Un tripudio di colori, compreso il giallo dei limoni nascosti all’interno dei cortili delle case, muri bianchi incorniciati da finestre blu cobalto: architettura invidiabile, riflettente l’aria arabo-andalusa, che si respira un po’ in tutta la zona.

Poi ancora, nero denaro, quello che non si può fare a meno di spendere, anche solo in minima parte, di fronte al fascino di certi prodotti artigianali che letteralmente inondano le medine di Fez e Meknes: ceramiche che si intonano perfettamente alle nostre cucine, pellami naturali, propri delle concerie, che indossati soddisfano tutte le misure, tappeti deliziosi da togliere il fiato. Il tutto condito dai profumi inebrianti di spezie che catturano tutti i sensi.

E infine, verde speranza, la mia. Quella di aver stimolato curiosità e immaginazione e indotto qualche sognatore ad intraprendere questo arricchente viaggio nel Marocco del Nord, con l’invitante idea di una riposante camminata su un morbido tappeto di colori.

Monday, September 12, 2011

Saturday, August 13, 2011

proposta

kene
dici
diun
cine
undì?

Wednesday, August 3, 2011

Monday, July 25, 2011

sopravvivenza

alla fine è così
senza troppo scalpore

m'innamoro d'idee
ideando d'amore

in concreto vorrei
sopraffare il dolore

perché penso altresì
che chi immagina
non muore.

invito

ti va un caffè
a mezzanotte e tre?
lo so non vuoi
ma in fondo perché poi?

domani allora dai
oppure il dì seguente
ché poi non si sa mai
ti penti amaramente

che cosa ti allontana
da tal lieto connubio?
par sì una tramontana
ma è pur dolce tripudio

la caffettiera intanto
è già qui che ti aspetta

desidero soltanto
che tu mi manometta.

Per ora senza titolo

per tanto ch'ha librato
l'anim mio
errante in cerca di sfaccettature
poi si ritrova qui nudo a carponi
ad alleviar le pene dei signori.

(maggio 2011)

YOGA SUL TETTO AL TRAMONTO

l'arancio di nubi lontane
contorno a profili montani
d'un tratto due gocce piovane
su noi per un poco più umani.

Wednesday, December 29, 2010

boezio - de consolatione philosophiae

ma è piuttosto il tempo, essa dice,
di applicare rimedi
che non di emettere lamenti

tears are just a lullaby..

Friday, December 24, 2010

مثال

سمي الانسان انسان من النسيان

Thursday, December 23, 2010

Amel Musa

Un sogno che abita il sogno

Sogno un uomo che ha raccolto i suoi resti in un bacio
un uomo che mi invade l'anima
che mi indossa come un vestito di seta.

Che vive nell'esilio
e quando mi dissolvo
mi trattiene nel borgo dell'anima
senza abluzioni e senza sepoltura!

امال موسى

حلم يسكن حلمه

أحلم برجل أجمع شتاته في قبلة
يتناثر في
يلبسني حريرا

يعيش المنفى
وحين أتبخر
يبقيني عنده في برج الروح
بلا غسل ولا دفن


una questione di qualità.

idea regalo..

non solo per arabisti.....







Thursday, December 9, 2010

mostra e workshop di calligrafia araba

Negli occhi di Sherazade

parole, immagini, musica e calligrafia
per raccontare le rifugiate irachene

Tuesday, December 7, 2010

also sprach Zarathustra

Si deve essere pronti ad ardere nella propria fiamma:
com'è possibile rinnovarsi senza prima essere divenuti cenere?

di prossima lettura..


ritorna

Le lacrime di Nietzsche

Irvin D. Yalom
Le lacrime di Nietzsche

collana: I narratori delle tavole


E' un giorno di ottobre del 1882 e Josef Breuer, quarantenne geniale psichiatra, medico personale a Vienna di artisti e filosofi come Brahms, Brücke e Brentano, è al Caffè Sorrento in compagnia di una giovane donna che non conosce, ma che ha avuto l’impudenza di convocarlo nel rinomato caffè veneziano per una ««questione di estrema urgenza» in cui ne andrebbe addirittura del «futuro della filosofia tedesca».

La donna si chiama Lou Salomé ed è di inusuale bellezza: fronte poderosa, mento forte, scolpito, luminosi occhi azzurri, labbra piene e sensuali, capelli biondo argento indolentemente raccolti in una crocchia che le lascia scoperte le orecchie e il lungo collo aggraziato.
Nonostante la temperatura pungente del mattino, si è tolta il manto di pelliccia e, guardandolo direttamente negli occhi, con voce ferma gli ha detto di temere per la vita di un suo caro amico: Friedrich Nietzsche, il pensatore tedesco che, secondo Richard Wagner, ha «regalato al mondo un’opera senza pari». Poi, posando leggermente la mano guantata sulla sua, ha aggiunto che il filosofo è in preda a una profonda prostrazione. Uno stato che si manifesta con una moltitudine impressionante di sintomi: emicrania, parziale cecità, nausea, insonnia, febbri, anoressia, e che lo porta ad assumere pericolose dosi di morfina...
Così, attraverso la voce della musa della Vienna fin de siècle, Josef Breuer, stimato medico ebreo, futuro padre della psicanalisi, uomo dal comportamento ineccepibile e, tuttavia,oppresso anche dai legami e dalle convenzioni della vita borghese e matrimoniale e profondamente turbato dalla bella Bertha, sua paziente da due anni, apprende della disperazione estrema di colui che diverrà il suo piú illustre paziente. Breuer, infatti, sottoporrà il filosofo alle sue cure, basate sulla convinzione che la guarigione del corpo passi attraverso quella dell’anima. E tra lui e Nietzsche, nel corso di numerose sedute, si instaurerà un dialogo serrato e coinvolgente durante il quale Breuer cercherà invano di arrivare alle radici del male oscuro del filosofo e di indurlo ad aprirgli il cuore. Soltanto alla fine, avrà l’idea risolutiva: vestiti i panni del paziente e confessando tormenti, pene e preoccupazioni a Nietzsche, riuscirà a infrangerne l’impenetrabile isolamento e a provocare in lui una liberatoria catarsi emotiva.

Monday, December 6, 2010

امال موسى

مرآة القمر

في الليل
على صدر البحر
ولدنا من قديم
نحن الاثنين
في مرآة القمر
سقطنا بعدها
على شطئ البحر
واحترقنا
وتكسرت
مرآة القمر

Amel Musa

Lo specchio della luna

Nella notte,
al largo, sul mare
antichi nascemmo
noi due
nello specchio della luna.
Poi siamo approdati
sulla riva
ci siamo bruciati
e si è rotto
lo specchio della luna.

la femmina dell'acqua

Amel Musa

La donna dell'acqua

una poetessa tunisina, di origine libica
un linguaggio intimo, semplice scorrevole
la libertà della donna di esprimersi senza remore

Sunday, December 5, 2010

idea regalo


segnalibro
con auguri in arabo